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Il festival

Immaginiamo di poter raccontare la storia del vaccino per Ebola – dalla sua scoperta alla tanto attesa applicazione pratica – come fosse un romanzo e, attraverso questa narrazione, riuscire a far capire quanto il mondo sia ancora impreparato a questo tipo di emergenze.
O di far ‘sfidare a duello’ due esperti di livello mondiale sugli aspetti più controversi della terapia per l’HIV, come ad esempio la cosiddetta ‘profilassi pre-esposizione’ con i farmaci, spiegando che le diseguaglianze nell’accesso alle terapie non riguardano solo paesi lontani, ma sono molto più vicine di quello che pensiamo.
O, ancora, di illustrare come le malattie che una volta erano considerate tipiche dei paesi ricchi, come il diabete o il cancro, siano ormai globalizzate, mentre non lo sono altrettanto le cure; con forti differenze tra ‘nord e sud’ del mondo, ma anche tra ‘nord e sud’ del nostro stesso Paese e persino tra ‘nord e sud’ di una stessa città, dove le cosiddette ‘popolazioni fragili’ non hanno lo stesso accesso alla salute delle altre.

In maniera divulgativa e coinvolgente il Festival potrà, ad esempio, mettere a confronto i vari sistemi sanitari, facendo capire che forse la ‘via italiana’ di una salute universalistica è quella che può offrire le migliori garanzie, come indicato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nei suoi obiettivi. Ma potrà anche mostrare come la salute di tutti i popoli, compresi quelli occidentali, non sia un ‘automatico’ risultato dello sviluppo (questo dimostrano, ad esempio, gli effetti sulla salute dei cambiamenti climatici), bensì un elemento fondamentale dello sviluppo stesso.

Un Festival, inoltre, che faccia emergere il rapporto che esiste fra malattie, globalizzazione, guerre e povertà in un modo coinvolgente, con l’utilizzo di format molto diversi: dalla lezione magistrale ai dialoghi tra esperti, ai forum fra diversi attori. Verranno anche sperimentati modi alternativi di divulgare il sapere, dal teatro al cinema all’arte…

Un Festival, infine, che chiarisca come, dopo le conquiste dei secoli precedenti, una delle grandi sfide della medicina moderna sia quella di combattere le diseguaglianze nell’accesso alla salute. Una salute che ovviamente non è più intesa solo come ‘assenza di malattia’, ma che deve tener conto della prevenzione -da quella delle malattie infettive tramite i vaccini a quella delle malattie croniche attraverso gli stili di vita- senza dimenticare le cause ‘più grandi’ dei problemi: dall’inquinamento, che tocca l’Ilva a Taranto come il delta del Mekong, allo spostamento sempre maggiore delle persone.

In conclusione, una iniziativa che sappia presentare i traguardi scientifici raggiunti e quelli ormai prossimi, ma anche che affronti il tema di come fare affinché di tali traguardi possano beneficiare tutti quelli che ne hanno bisogno -ovunque nel mondo- e quali siano le difficoltà attuali e future nel garantire la salute globale: un diritto fondamentale di ogni uomo che viva sulla Terra, direttamente collegato allo sviluppo dei popoli e al perseguimento della pace.

Perché Padova

Con una delle Università più antiche e note al mondo, Padova si candida naturalmente ad ospitare un Festival dedicato alla Salute Globale.

Il suo centro storico raccolto permette di concentrare tutte le attività del Festival in un percorso di grande suggestione ma circoscritto, estremamente agevole per il pubblico.
Questo – insieme alle splendide ambientazioni storico-artistiche che è in grado di offrire, all’ottima collocazione geografica in relazione a distanze e collegamenti ed a buona ricettività alberghiera – fa senz’altro della città la cornice perfetta per l’iniziativa.

“La versione attuale della globalizzazione ha prodotto una crescita economica, ma al prezzo di crescenti diseguaglianze che hanno conseguenze anche sulla salute di milioni di persone. Occuparsi di salute globale significa prevenire e ridurre queste diseguaglianze – che non riguardano solo i paesi più poveri – e favorire uno sviluppo armonico e sostenibile. Quello che avremmo dovuto globalizzare, e non ci siamo ancora riusciti, è il diritto alla salute.
È possibile farlo, ed è urgente: facciamolo ora.”

Walter Ricciardi           Stefano Vella